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I MIEI LAVORI... ...THIS LAND IS MY LAND...
...ED ANCORA... ...UMBRIA JAZZ 2007..."
Rosso Foto Classis
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.....ANCORA FOTO..... Le mie poesie selezionate in "PERLE" di Frammenti di Rosso Venexiano.... La scacchiera della vita A luce scarlatta... dedicata. La voce... Piccola Peste ..Galleria Foto.. ODI ET AMO
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In » Nessun dolore Rifiuto orme durante la pioggia, muffa e lacrime delle case soffocano nel fumo d’erba [spirali di grigio in ascesa] violate visioni di fede. Come nuvole sparse [pensieri di passaggio] vecchie ragioni randagie il sole abbandona. Sogni in fasci circolari, ribelli, stanchi di piccole celle di terra e frantumi d'anime, [sanguinano in schegge i pensieri] solo l'attesa lunga del nuovo diluvio. Nella conoscenza del pensiero come un eremita vivevi la sofferenza, come un fallito vivevi le tue giornate, non avevi mai trovato dentro di te la forza di ricominciare. Poi un giorno ti sei accorto che non potevi continuare, ti sei alzato e hai cominciato a camminare... Nella conoscenza del pensiero, mai prima. Postato da mitosolare commentami commenti (7). |
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Come un eremita vivevi la sofferenza, come un fallito vivevi le tue giornate, non avevi mai trovato dentro di te la carica per ricominciare. Poi un giorno ti sei accorto che non potevi continuare, ti sei alzato e hai cominciato a camminare... Se fossi d’acqua, acqua che si fonde ad acqua fino a traboccare, a diventar tutt’uno con la mente e all’aria che poi sospinge acqua a creare onde salate, che racchiudono forza di movimento continuo, uguale, tedioso... ipnotico del nulla, ecco, sarei marea che sale ad avvolgerti tutta. Rifiuto orme durante la pioggia, di ragioni randagie rifugio di amata speranza nell’amore che sul sole abbandona 


muffa e lacrime delle case
soffocano nel fumo di erba
in stuprate visioni di fede,
non so dove, nuvole sparse
fasci di sogni circolari auto_estinguendosi,
ribelli, stanchi di piccole celle di terra
e frantumi di anime
nell'attesa lunga
di un nuovo diluvio.
Postato da mitosolare
Alle 00:29
Di sabato, 12 aprile 2008
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La terribile perfezione, che non ha figli, fredda come respiro di neve, violenta, la stiamo visitando come ombre, ma da quell’ombra gli indelebili cocci salgono senza speranza come sospiri. Altro invece il precipizio, come orlato di stelle, piccole, che quasi sfuggono alla vista, come assorto a lei m’inginocchio, marinaio di marmo in campo arato d’imperfetto ingegno, e il frutto al molino sottintendo, macina aguzza ove spargo in ogni angolo il seme di pazzia. Qui finiva la terra il mare lambiva gli orecchi nel rumore di eterno movimento, placava la sete di un velo nero che schiacciava il profilo ad ogni occhiata che tornava a conservarne il gusto, adoravo il sapore della risacca nei mesi invernali, muovevo passi dileguati dal vento furioso, alle volte di schiaffi, tra i lampi, della pioggia ma lì appresi ad amare e non era il destino se al mondo soffrivo ma il mio rancore vivo, poi la notte ed il mare svanito, ma tutto è rimasto al suo posto nella terraferma le radici tornarono ad intrecciarsi. Stanchezza su tutte le membra dell’uomo, il gran sole è finito quando pensavo al ritorno, come dopo una notte tutta di veglia e uno crede che rinasca la vita sino ad arrivare al tramonto nuovo, ma il mattino ferisce su questa umida spiaggia, il sole striscia, allora un pensiero mi riempie la mente dopo essermi scoraggiato di ogni cima più alta dopo aver perduto ogni rispetto di me stesso per ogni istante in te ho rivissuto la fiamma che m’accendeva gli anni più belli che non è più illusione e di cui forse non sono degno che pure m’ha riacceso e sorrido.



Postato da mitosolare
Alle 02:01
Di domenica, 23 marzo 2008
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In » mare, poesia, amore, foto, tramonto, trasimeno, sangalgano
Solo alcune volte il vento soffia dalla parte giusta, io ti cerco e tu sorreggi le mie gambe stanche se avessi il potere, li farei realizzare i sogni e te li donerei io che vivo di essi, mai domi, sempre proteso e irriverente, il vento porta i sogni lontano, i miei sono arrivati nell’inutile tramonto nero che illumina la mia gioia a darti me stesso e non chiedere nulla.
Nel nero che mi attende oltre il mattino, al nulla del presente rimando l’attesa dei momenti dei desideri frementi, cade l’invitante tristezza, “non serve” non grido come al canto solitario e lascio riposare i miei sogni, a sognare i desideri, e non è il poeta a cantare di muti destini, ma l’uomo che grida insonne d’attesa e ruvide promesse. Solo il vento non riposa ancora. Notte a lenta veglia in mille candele di luce dal sapore disfatto di fiore lontano e di sole che mischia fragranza, non c’è uomo che non conosca la sottile carezza di quell’acre ricordo che non veda oltre il corpo disteso a fiutare i capelli, a lei piace giocare, tremare al contatto di due corpi spossati uno sull’altro. 




Postato da mitosolare
Alle 18:48
Di giovedì, 06 marzo 2008
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Canto, da una all’altra ora, di nuvole che oscurano o rischiarano la stanza si che ombra tutto celi o luce infiammi. E’ un giorno senza nuove, senza picchi, e i miei più che quarant’anni sciamano chiusi nelle mura anguste. Rimango a misurare di passi il pavimento mentre giudico me e gli ultimi anni vissuti a muso duro. Se ne trovo un senso è solo se esco dalle mie scarpe e torno ad indossare gli stivali della vita, da cui traggo poi similitudini dannose e frenetiche, che danzano al lume di pensieri evadenti ma invadenti al contempo, affinché afferri la porta, vi sbatta il coraggio e torni a vivere di nuovo chiudendomi alle spalle le mie caduche certezze. 

Postato da mitosolare
Alle 22:18
Di mercoledì, 06 febbraio 2008
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E ora, sotto il guscio abbagliante, eccola, nella più interna lenticola di quel pensiero, si rifugia la fonte dei piaceri e con uguale ameno mistero rigenero in continuo il pensiero che porta a te, non so come, ma le passioni non desistono. Labbra lente macerano antichi sogni cresce un universo lungamente sospirato desiderio, dietro un soffio d’anni e di stagioni. Un giorno dietro l’altro ciò che deve essere è ancora, tu sei, io sono, traccia forte e acquisita, salvezza sperata e realizzata e la fede è in te, la fede è persona. 

Postato da mitosolare
Alle 20:23
Di giovedì, 31 gennaio 2008
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L’ ho creata dal fondo di tutte le cose che mi sono più care, e non riesco a comprendere come, negli occhi che cavalcano il proposito fermo scorgo ancora tanta indecisa paura. Scorgo il sentore dello sfuggevole dubbio, è come non riuscire ad afferrarla mai finche ogni volta mi sfugge e mi porta lontano, dolore e amore, speranza e tedio, e non serve guardare le parole che ascolto mi toccano appena è il cuore che sente. Questa è la prima cosa che ho scoperto, la prima che volevo dirti quando il cuore ha spiccato il suo balzo, so che questo mio soffio sarà per te come le calde parole di un tempo, la mia prima scoperta, la prima verità è che nulla si spezza nel segreto dell’anima, il resto è confuso è presto per cercare di capire quando ancora la voce vola ma le impronte rimangono come quando sono caduto senza gloria ma ho saputo resistere e vivere nel suo nome del ritorno impossibile ma ascoltami, tu che senti, quello fu il prodigio, resistere al nulla credere al ritorno, nell’impossibile. 



Postato da mitosolare
Alle 16:18
Di domenica, 27 gennaio 2008
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Immobile, ora. Nello stesso punto dove la sera prima l’avevo vista come in un sogno. Come un ombra evocata è l’immagine improvvisa della terra del cielo, del mare, e di quanto insensibilmente in me è già accaduto, che s’è fatto certo nel silenzio. Consapevole che qui è il dominio che dobbiamo saccheggiare, l’abbondanza dei sentimenti da mietere. E se avevo cercato altrove il senso, ovunque un volto immaginario tornava a visitarmi, ora so che ciò che deve essere è ancora, non più tardi di ieri, di certo ancora oggi. E' incredibile l'autunno terribilmente lento, anche un albero con la gola squarciata e laggiù uno stillicidio rosso cupo, e poi neve, neve, neve fino alle ginocchia quando fino a una settimana fa eravamo alle pozzanghere. Chissà se la stagione è buona per castrare i sopranisti, altrimenti a cosa varrebbe quell’urlo del dolore, muto come il farnetico di un refolo, quando a stento si impedisce alla mano tagliata via di urlare la sua lenta agonia, perché in quel modo è accaduto, oggi, davvero solo lo spavento và dietro alla verità e mi abituerei a distruggere comunque e non vivrei. Non mi venivi incontro, dimoravi nella tua grazia dopo giorni di veglia a dimensione alterna, tu che per nome hai una parola passata, che dentro queste vecchie mura risuona lontana, più lontana della vita, sei viva alla mia esistenza. Ah, non è tardi, se la notte incombe, perché hai avuto il tempo di apprendere la rara inquietudine che dona il dominio di appartenenza a me, che lo avevo chiamato caso, l’avevo chiamata avventura per scoprirne poi la vera essenza, l’amore. Se volevi accoglierla nella memoria stanca, pensarla nell’ora puerile quando la luna cede il passo, allora è dolore l’abbandono della pelle a contatto con la pelle, l’ora è quella cruda del mattino che il freddo mette a nudo sulla riva, e si era lì per destino o casualmente assieme tu ed io, mia compagna di poche ore, nella centrifuga impazzita che tutto trita. Perenne omaggio allo splendore della vita poi fu il tempo che il tuo volto sorrise. 




Postato da mitosolare
Alle 16:51
Di lunedì, 31 dicembre 2007
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