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Rosso Foto Classis

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Primo premio sezione "esperti" Vince il banner Rosso Venexiano Rosso Foto

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Tramonto sogno per un’immagine che colora i nostri occhi, obbligandoci a soffermarci in un respiro di mare e cielo che si congiungono alla linea dell’orizzonte. Gli ultimi raggi, trafiggono nembi spettinati dopo una giornata estiva a dondolarsi su onde spumose ora appena crespate in movimento lento, rassegnato che rasserena, un blu di silenzio da sentire. Un momento di pace interiore che si sposa con la natura di una bellezza ineguagliabile. Chiudendo per un istante gli occhi dopo aver memorizzato l’immagine, possiamo sentire il rumore del mare di sera nel calore di un’acqua verde azzurra che ha danzato e danza coi granelli di sabbia sottile sulla riva. Fotografia come questa è Arte, poesia senza bisogno di parole, bella e viva come un dipinto, propone ciò che l’occhio del fotografo ed il suo cuore, hanno colto in un attimo che non tornerà mai più. Dire che ha emozionato tutti non è sufficiente a spiegare cosa trasmette questa foto naturale, non ritoccata, a chi ha il privilegio di vedere oltre l’infinito, oltre quel tratteggio imperfetto e vero, di orizzonte fra riflessi graffiati di trasparenze.
Manuela Verbasi a Paolo Rafficoni



Fare un commento tecnico a Paolo “Mito” è facile per me, per una ragione molto semplice: conosce i codici della composizione dell’immagine. Commentando le sue foto sull’Umbria, la sua terra, scrissi che con quelle immagini si poteva fare una lezione di “teoria del campo”, che tratta, appunto, di tutto quello che riguarda il linguaggio compositivo nella sua struttura. La fotografia riproduce immagini che l’artista, perché di questo sto parlando, vede attraverso l’obiettivo e ferma in un fotogramma su di un supporto bidimensionale; nel nostro caso Paolo ha “fermato” in quel fotogramma una serie di elementi che ci fanno percepire una grande profondità di campo, i raggi del sole i suoi riflessi sulle nuvole sono come delle linee prospettiche che aumentano a dismisura la tridimensionalità della scena, con un orizzonte nell’asse mediano dell’immagine che fornisce un equilibrio perfetto alla scena. Le ombre in primo piano, sagome di terra appena decifrabili spingono lo sguardo oltre l’orizzonte. Nessun elemento è preminente sugli altri ma tutti concorrono nel portare l’osservatore oltre la linea scura delle montagne La qualità cromatica dell’immagine, con colori fortemente contrastati, ci permette di decifrare per grandi masse di colore la struttura della fotografia. Una foto da grande Autore la definirei e l’autore è Paolo Rafficoni.
Paolo Sprega



I miei ringraziamenti per le loro belle parole a Manuela Verbasi e Paolo Sprega, a cui va tutta la mia simpatia, stima ed ammirazione per le persone che sono.

.....ANCORA FOTO.....

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Le mie poesie selezionate in "PERLE" di Frammenti di Rosso Venexiano....

La scacchiera della vita

Pedone di Re
due avanti,
candido manto
al nero cospetto.

All’ottavo già arrocco,
draghi di pietra all’ingresso,
lacero margine difeso.

All’undicesima
regno nel centro,
memento fugace
d’immoto ingranaggio.

Alla ventesima
“Scacco Matto”…
e la vita carpisce il suo.
Ma della mia
non m’importa.
E’ un'altra,
quella che voglio.



A luce scarlatta... dedicata.

Frammista a luce scarlatta,
concupiscenza deviata al mattino,
m'inchino al santuario silente
in perle di rugiada ambrata.

Alienato ancor nel sogno
il corpo a me allaccio,
dedicata tenzòne amorosa,
afflàto di vita, senza il quale non vivo.



La voce...

I ricordi m’assalivano la sera
sotto l’alito del vento a lavarmi il volto,
ascoltando la voce del lago.
L’acqua era la stessa nel buio,
degli anni vuoti.
Oramai da tempo vinta, s’era persa
sotto il cielo notturno, l’anima mia.
Ma la fragilità di una voce, ferma ma dolce,
come la sommessa parvenza femminile
che la rivestiva, all’improvviso, l’incantò ancora
e come un soffio, le diede nuovamente
il caldo languore della vita.



Piccola Peste

Dolce sguardo innocente e disperato
oggetto, soggetto, stravolto concetto
dell’amore più sottinteso e depravato
dell’animo umano deviato ed abbietto

Immagine indifesa e spudoratamente violata
incurante delle urla e dei pianti strazianti
dalla mente deviata e certamente malata
della peggior specie di esseri aberranti

Piccola peste che al sol sguardo provochi dolcezza
dopo che la violenza un’intera stagione ti avrà rubata
per ben che ti vada, ed aver seppellito la tua amarezza
forse uscirai un giorno dalla tua gabbia ammorbata.



..Galleria Foto..

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ODI ET AMO



ODI: Personalmente non odio niente.......... rifuto tante cose che non fanno parte della mia natura, l'elenco potrebbe essere lungo e si rischia di scadere nella banalità.........




AMO: "scontato"...le mie macchine fotografiche, la femminilità, i miei libri, i miei vini, i miei cani ed ancora.... musica, teatro, ah!!! viaggiare.... e poi ancora, la montagna anche per andare a sciare ma non solo, il mare anche per immergermi ma non solo, il tennis, e....e.....e.... a proposito... amo anche "DANABLU" per avermi fatto uno dei suoi splendidi template...




La mia musica : che volete, la musica è un compendio essenziale per me, la colonna sonora della mia vita, comprende quasi tutto, dal rock, al pop, al jazz, al blues, ma passa anche per la lirica, la concertistica, l'etnica, e chi più ne ha più ne metta.....




I miei libri : e qui l'elenco potrebbe essere infinito, leggo tutto ciò che mi passa tra le mani, purtroppo faccio sempre i conti con le limitate possibilità di tempo che ho.





Scatti nel tempo

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P O E S I A




Riflessi nella nebbia...

Bruma velata al margine relativo, come parto di bianco lattice, remoto senso di schegge di vita vissuta. Al margine estremo, ieri ancor più di oggi, mi perdo, negli occhi velati (tuoi) di colpa dolciastra. Sta avvolgendo l’insieme delle cose, candore livella candore, misto a pace interiore, lambendo la riva del lago come procellaria inadatta, calco una muta visione, leggo (in me) a lungo, osservo i riflessi ondulati, fra le pieghe gualcite dei miei sensi di colpa.

Paolo Rafficoni

IMMAGINI

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Musica

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Nessun dolore
può colpirmi oramai
 ho tramutato l'epidermide
in scaglie di pietra
per proteggermi da ogni graffio,
nessuna indifferenza mi tocca.
Respiro, respiro ancora
anche se il sole è freddo e violentato
scivolo su un nuovo foglio dove l’aria ubriaca i miei gesti,
e ricordo sogni  fuoriusciti da me,
dove il pianto non trova posto
e mi proteggo dal mio male
e dallo stadio ultimo del mio sapere.

 

 

 

 

Rifiuto orme durante la pioggia,

muffa e lacrime delle case

soffocano nel fumo d’erba

[spirali di grigio in ascesa]

violate visioni di fede.

Come nuvole sparse

[pensieri di passaggio]

vecchie ragioni randagie

il sole abbandona.

Sogni in fasci circolari, ribelli,

stanchi di piccole celle di terra

e frantumi d'anime,

[sanguinano in schegge i pensieri]

solo l'attesa lunga

del nuovo diluvio.

 

 

 

 

 

Nella conoscenza del pensiero

come un eremita vivevi la sofferenza,

come un fallito vivevi le tue giornate,

non avevi mai trovato dentro di te

la forza di ricominciare.

Poi un giorno ti sei accorto

che non potevi continuare,

ti sei alzato e hai cominciato a camminare...

Nella conoscenza del pensiero,

mai prima.

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 21:00
Di giovedì, 01 maggio 2008

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Come un eremita vivevi la sofferenza,

come un fallito vivevi le tue giornate,

non avevi mai trovato dentro di te

la carica per ricominciare.

Poi un giorno ti sei accorto

che non potevi continuare,

ti sei alzato e hai cominciato a camminare...

 

 

 

 

Se fossi d’acqua,

acqua che si fonde ad acqua

fino a traboccare,

a diventar tutt’uno con la mente

e all’aria che poi sospinge acqua

a creare onde salate,

che racchiudono forza di movimento

continuo, uguale, tedioso...

ipnotico del nulla, ecco,

sarei marea che sale

ad avvolgerti tutta.

 

 

 

 

Rifiuto orme durante la pioggia,
muffa e lacrime delle case
soffocano nel fumo di erba
in stuprate visioni di fede,
non so dove, nuvole sparse

di ragioni randagie

rifugio di amata speranza

nell’amore che sul sole abbandona
fasci di sogni circolari auto_estinguendosi,
ribelli, stanchi di piccole celle di terra
e frantumi di anime
nell'attesa lunga
di un nuovo diluvio.


 

 

Postato da mitosolare
Alle 00:29
Di sabato, 12 aprile 2008

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La terribile perfezione, che non ha figli,

fredda come respiro di neve,

violenta, la stiamo visitando come ombre,

ma da quell’ombra gli indelebili cocci

salgono senza speranza come sospiri.

Altro invece il precipizio, come orlato di stelle,

piccole, che quasi sfuggono alla vista,

come assorto a lei m’inginocchio, marinaio di marmo

in campo arato d’imperfetto ingegno, e il frutto

al molino sottintendo, macina aguzza

ove spargo in ogni angolo il seme di pazzia.

 

 

 

 

 

Qui finiva la terra

il mare lambiva gli orecchi

nel rumore di eterno movimento,

placava la sete 

di un velo nero che schiacciava il profilo

ad ogni occhiata che tornava a conservarne il gusto,

adoravo il sapore

della risacca nei mesi invernali, muovevo passi

dileguati dal vento furioso, alle volte

di schiaffi, tra i lampi, della pioggia

ma lì appresi  ad amare

e non era il destino se al mondo soffrivo

ma il mio rancore vivo,

poi la notte ed il mare svanito,

ma tutto è rimasto al suo posto

nella terraferma

le radici tornarono ad intrecciarsi.

 

 

 

 

 

Stanchezza su tutte le membra dell’uomo,

il gran sole è finito

quando pensavo al ritorno,

come dopo una notte tutta di veglia

e uno crede che rinasca la vita

sino ad arrivare al tramonto nuovo,

ma il mattino ferisce

su questa umida spiaggia,

il sole striscia,

allora un pensiero mi riempie la mente

dopo essermi scoraggiato di ogni cima più alta

dopo aver perduto ogni rispetto di me stesso

per ogni istante in te ho rivissuto la fiamma

che m’accendeva gli anni più belli

che non è più illusione

e di cui forse non sono degno

che pure m’ha riacceso e sorrido.

 

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 02:01
Di domenica, 23 marzo 2008

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In » mare, poesia, amore, foto, tramonto, trasimeno, sangalgano

sangalganoesterna #8

 

 

Solo alcune volte il vento

soffia dalla parte giusta,

io ti cerco

e tu sorreggi le mie gambe stanche

se avessi il potere, li farei realizzare

i sogni e te li donerei

io che vivo di essi, mai domi,

sempre proteso e irriverente,

il vento porta i sogni lontano,

i miei sono arrivati

nell’inutile tramonto nero

che illumina la mia gioia

a darti me stesso e

non chiedere nulla.

 

 

sangalganoesterna #2

 

 

Nel nero che mi attende

oltre il mattino,

al nulla del presente

rimando l’attesa dei momenti

dei desideri frementi,

cade l’invitante tristezza,

non serve

non grido come al canto solitario

e lascio riposare i miei sogni,

a sognare i desideri,

e non è il poeta a cantare

di muti destini,

ma l’uomo che grida

insonne d’attesa

e ruvide promesse.

Solo il vento non riposa ancora.

 

 

 

 

Notte a lenta veglia

 in mille candele di luce

dal sapore disfatto di fiore lontano

e di sole che mischia fragranza,

non c’è uomo che non conosca

la sottile carezza di quell’acre ricordo

 che non veda oltre il corpo disteso

a fiutare i capelli,

a lei piace giocare,

tremare al contatto

di due corpi spossati uno sull’altro.

 

 

 

 

Se guardo il riflesso
muro per muro, nel freddo
acqua illuminata la notte,
che gioia, frequento questo pensiero
da troppo poco tempo
e so bene che sotto quel sorriso
brucia la passione
finchè luce senza margini di ombra
veglia su di me,
s’affina da sempre il mio pensiero,
e mi stupisco che l'amore
abbia questo volto splendido.

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 18:48
Di giovedì, 06 marzo 2008

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............................

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Canto, da una all’altra ora, di nuvole

che oscurano o rischiarano la stanza

si che ombra tutto celi o luce infiammi.

E’ un giorno senza nuove, senza picchi,

e i miei più che quarant’anni

sciamano chiusi nelle mura anguste.

Rimango a misurare di passi il pavimento

mentre giudico me  

e gli ultimi anni vissuti a muso duro.

Se ne trovo un senso

è solo se esco dalle mie scarpe

e torno ad indossare gli stivali della vita,

da cui traggo poi similitudini dannose e frenetiche,

che danzano al lume di pensieri

evadenti ma invadenti al contempo,

affinché afferri la porta,

vi sbatta il coraggio e torni a vivere di nuovo

chiudendomi alle spalle le mie caduche certezze.

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 22:18
Di mercoledì, 06 febbraio 2008

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E ora, sotto il guscio abbagliante,

eccola, nella più interna lenticola

di quel pensiero, si rifugia

la fonte dei piaceri

e con uguale ameno mistero

rigenero in continuo il pensiero

che porta a te,

non so come, ma le passioni

non desistono.

 

Labbra lente macerano antichi sogni

cresce un universo

lungamente sospirato

desiderio, dietro un soffio

d’anni e di stagioni.

Un giorno dietro l’altro

ciò che deve essere è ancora,

tu sei, io sono, traccia forte e acquisita,

salvezza sperata e realizzata

e la fede  è in te, la fede è persona.

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 20:23
Di giovedì, 31 gennaio 2008

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L’ ho creata dal fondo di tutte le cose

che mi sono più care, e non riesco a comprendere

come, negli occhi che cavalcano

il proposito fermo

scorgo ancora tanta indecisa paura.

Scorgo il sentore dello sfuggevole dubbio,

è come non riuscire ad afferrarla mai

finche ogni volta mi sfugge e mi porta lontano,

dolore e amore, speranza e tedio,

e non serve guardare

le parole che ascolto mi toccano appena

è il cuore che sente.

 

 

 

 

 

Questa è la prima cosa che ho scoperto,

la prima che volevo dirti

quando il cuore ha spiccato il suo balzo,

so che questo mio soffio

sarà per te come le calde parole di un tempo,

la mia prima scoperta,

la prima verità è che nulla

si spezza nel segreto dell’anima,

il resto è confuso

è presto per cercare di capire

quando ancora la voce vola ma le impronte rimangono

come quando sono caduto senza gloria

ma ho saputo resistere e vivere nel suo nome

del ritorno impossibile

ma ascoltami, tu che senti,

quello fu il prodigio, resistere al nulla

credere al ritorno, nell’impossibile.

 

 

 

 

 

Se guardo il riflesso
muro per muro, nel freddo
acqua illuminata la notte,
che gioia, frequento questo pensiero
da troppo poco tempo
e so bene che sotto quel sorriso
brucia la passione
finche luce senza margini di ombra
veglia su di me,
s'affina da sempre il mio pensiero,
e mi stupisco che l'amore
abbia questo volto splendido.

 

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 16:18
Di domenica, 27 gennaio 2008

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Immobile, ora.

Nello stesso punto dove la sera prima

l’avevo vista come in un sogno.

Come un ombra evocata

è l’immagine improvvisa della terra

del cielo, del mare,

e di quanto insensibilmente in me

è già accaduto,

che s’è fatto certo nel silenzio.

Consapevole che qui è il dominio

che dobbiamo saccheggiare,

l’abbondanza dei sentimenti da mietere.

E se avevo cercato altrove il senso,

ovunque un volto immaginario

tornava a visitarmi,

ora so che ciò che deve essere è ancora,

non più tardi di ieri, di certo ancora oggi.

 

 

 

 

E' incredibile l'autunno terribilmente lento,

anche un albero con la gola squarciata

e laggiù uno stillicidio rosso cupo,

e poi neve, neve, neve fino alle ginocchia

quando fino a una settimana fa eravamo alle pozzanghere.

Chissà se la stagione è buona per castrare i sopranisti,

altrimenti a cosa varrebbe quell’urlo del dolore,

muto come il farnetico di un refolo,

quando a stento si impedisce

alla mano tagliata via

di urlare la sua lenta agonia,

perché in quel modo è accaduto,

oggi, davvero solo lo spavento

và dietro alla verità

e mi abituerei a distruggere comunque

e non vivrei.

 

 

 

 

 

Non mi venivi incontro, dimoravi nella tua grazia

dopo giorni di veglia a dimensione alterna,

tu che per nome hai una parola passata,

che dentro queste vecchie mura

risuona lontana, più lontana della vita,

sei viva alla mia esistenza.

Ah, non è tardi, se la notte incombe,

perché hai avuto il tempo di apprendere

la rara inquietudine che dona

il dominio di appartenenza

a me, che lo avevo chiamato caso,

l’avevo chiamata avventura

per scoprirne poi la vera essenza,

l’amore.

 

 

 

 

Se volevi accoglierla

nella memoria stanca,

pensarla nell’ora puerile

quando la luna cede il passo,

allora è dolore  l’abbandono

della pelle a contatto con la pelle,

l’ora è quella cruda del mattino

che il freddo mette a nudo sulla riva,

e si era lì per destino o casualmente assieme

tu ed io, mia compagna di poche ore,

nella centrifuga impazzita che tutto trita.

Perenne omaggio allo splendore della vita

poi fu il tempo che il tuo volto sorrise.

 

 

 

 

 

Postato da mitosolare
Alle 16:51
Di lunedì, 31 dicembre 2007

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